
"Ho
lottato per un solo Paese, la Repubblica Popolare Cinese. Ho cercato di
unire le persone, di migliorare le loro condizioni di vita, di
proteggere l’ambiente. Ma tutto questo è stato considerato un crimine.
L’ufficio degli Affari Religiosi mi disse poi che non potevo assumere
il titolo di lama . Risposi loro che non mi interessava. Non voglio
neppure il titolo di monaco, ma pretendo che mi siano riconosciuti i
diritti di essere umano”. Sono alcune delle ultime parole di Tenzin
Delek Rimpoche da uomo libero.
Il monaco tibetano è stato arrestato
nell’aprile 2002 e condannato a morte otto mesi dopo.
In Cina la causa del monaco
è sottoposta a segreto di stato
e i famigliari hanno cercato invano di farlo assistere da alcuni
avvocati. Le autorità di Pechino accusano Tenzin Delken di essere responsabile di un attentato
dinamitardo
avvenuto il 3 aprile 2002 nella piazza centrale di Chengdu, capoluogo
della provincia sud-occidentale del Sichuan. Lo ritengono fautore di
“scissionismo”, il termine utilizzato dal governo cinese per condannare
tutte le attività e le opinioni favorevoli all’indipendenza del Tibet.
In realtà, non ci sono
elementi
che provano la colpevolezza di Tenzin Delken. L’uomo, 52 anni, ha
dedicato più di dieci anni allo sviluppo sociale delle popolazioni
povere e nomadi del Sichuan e per questo era molto amato dagli abitanti
della zona. Tenzin Delken ha fatto costruire scuole, ospedali e
restaurare monasteri. Pechino
lo sorvegliava dai primi anni ’90, da quando cioè il religioso rifiutò
di riconoscere un secondo Panchen Lama imposto da Pechino e cresciuto
"nell’amore per il Partito Comunista e per la madrepatria socialista".
Il Panchen Lama destituito, un bambino di soli nove anni scelto dal
Dalai Lama come reincarnazione della più alta personalità religiosa
tibetana, fu rapito dalle autorità cinesi in quello stesso anno e
portato in una località segreta.
Oggi, dal Gennaio 2005 Tenzin
Delek non è più
condannato a morte, ma solo all'ergastolo, tuttavia tutte le
associazioni tibetane invitano a continuare la lotta per la sua
liberazione, consapevoli che nei carceri cinesi è presente la tortura.
PETIZIONI DA FIRMARE
TIBET
LIBERO TIBET
LIBERO TIBET LIBERO TIBET LIBERO TIBET
LIBERO TIBET LIBERO TIBET LIBERO

MARCO
NOTARI MARCO
NOTARI MARCO NOTARI MARCO NOTARI MARCO
NOTARI MARCO
NOTARI